Umberto Zanotti Bianco

Feci la sua conoscenza a Padova nell’ultimo anno di guerra, in quell’ospitale palazzo Papafava in cui egli veniva a trovare sua moglie e che era, per i combattenti di tutte le nazioni alleate, il più amichevole e signorile ritrovo.

Ma lo conobbi intimamente soltanto più tardi quando – imperante il fascismo – nella sua casa si riunivano gli insofferenti alla violenza, alla illegalità, al dispotismo.

Tutti i liberali in eclissi, tutti coloro che aspiravano ad «inserirsi nella storia presente» passavano al largo di quella casa ove veramente si respirava l’aria libera del Risorgimento.

Là si poteva parlare con coraggio, con audacia, si potevano prendere decisioni importanti senza abbassar la voce; tutti – da Lulli a Margherita che erano un’anima sola – vibravano della stessa generosa passione.

Lulli – che con la sua arguzia soffusa di bonomia sembrava voler stornare l’attenzione dai suoi gesti di generosità – era sempre il primo a versare i fondi per ogni iniziativa.

Fu lui a finanziare all’inizio Volontà, la battagliera rivista dei combattenti antifascisti, fu lui a comprare per Salvemini esule in Francia copia di tutti i documenti del processo Matteotti. E fu lui a creare a Montepulciano quella cooperativa di combattenti, specializzatisi in lavori in legno i cui mobili noi tutti conoscevamo.

Se oggi egli ci ha lasciati, nessuno di noi che abbiamo vissuto con lui i giorni di lotta e d’angoscia, potremo mai ricordare la nostra giovinezza senza vederlo apparire con il sorriso di chi conosceva sì le amarezze della vita, ma sapeva illuminar questa con la sua bontà e il suo fraterno affetto.

UMBERTO ZANOTTI BIANCO