Umberto Morra e Vincenzo Torraca

Prefazione:

 Un gruppo di amici ha voluto raccogliere qualche memoria della vita di Lucangelo Bracci Testasecca e, accintosi all’opera, si è persuaso che nulla avrebbe servito allo scopo meglio della pubblicazione quasi integrale di un suo “Diario di guerra”, tenuto da lui dalla vigilia del 24 maggio 1915 fino a dopo il 4 novembre del 1918, per i periodi in cui si trovò tra le truppe combattenti: diario che mai Lucangelo pensava dovesse essere affidato alle stampe e che, in piena immediatezza, andava scrivendo giorno per giorno a conforto di una lontananza dalla famiglia che gli pesava forse più che a molti dei suoi coetanei e dei suoi commilitoni. Era un modo schietto e vivo per lui di narrare i fatti dei suoi giorni di guerra, di consegnare le sue riflessioni, di confidarsi, più liberamente che per una lettera che non poteva esser esente dalla censura militare, con la persona che gli era più vicina, sua moglie Margherita.

            La sua esperienza di guerra, prima per breve tempo nell’arma di cavalleria, poi appiedato in una compagnia di mitraglieri, e da ultimo presso alcuni comandi, culmina con le azioni che condussero alla presa della Bainsizza dell’agosto e del settembre del 1917, per cui venne decorato con la medaglia d’argento al valor militare. Dei fatti ricordati nella motivazione (“Comandante di Compagnia Mitragliatrici con reparti di fanteria cooperava alla conquista di forti posizioni nemiche e resisteva, piazzando le armi allo scoperto, a furiosi contrattacchi. Si offriva spontaneamente per il recapito di ordini attraverso zone battute intensamente dal fuoco nemico. Alla testa della sua Compagnia apriva un violentissimo fuoco sul nemico che cercava sorprendere alcune nostre posizioni avanzate costringendolo alla ritirata. Incaricato di comandare un tratto della linea di difesa, assolveva il proprio compito in modo encomiabile. Semmer-Oscedrik 19-22 agosto – Quota 920, 15-16 settembre, 1917”) si trova riscontro nel diario sotto le medesime date. Dopo, ci fu la tragica ritirata di Caporetto, vista da lui senza velarne l’orrore, con un raccapriccio che dà la misura del suo vigile senso di pietà umana. Con la ripresa del 1918, con l’incontro di alcuni amici affini per sentimenti e per idee, si ridestano le sue speranze e la sua volontà d’azione, che si concretano nell’iniziativa di un quindicinale, “Volontà”, dei cui inizi si fa, nel diario, la curiosa storia. “Volontà”, nella sua vita agitata, doveva poi precisarsi come uno dei documenti antesignani o degli incunaboli dell’antifascismo, e alla sua ispirazione Lucangelo Bracci mantenne per tanti lunghi anni coerentemente fede: le premesse mentali e morali di quella fede, ripetute e diffuse in minuti giudizi di tutti i giorni, si trovano già intere nel diario.

            Il diario ha peraltro anche un altro valore: esso ricorda fatti e momenti di quella prima guerra mondiale via via che si svolsero, recando una testimonianza diretta, di cui non si hanno – almeno nella stampa – molti altri esempi. È sembrato che non fosse inutile illustrare gli episodi a cui esso si riferisce con qualche maggior rilievo, aggiungendo, in alcune note che si trovano in appendice, particolari attinti da altre fonti o inquadrando gli accenni precisi ma rapidi nella storia generale della guerra per meglio prospettarli ed integrarli. Altre note invece, che servono a meglio identificare alcune delle persone a cui si accenna nel diario, si trovano a pie’ di pagina, nel diario stesso.

            Il volume, che è destinato agli amici di Lucangelo Bracci e perciò non viene posto in commercio, si apre con i ricordi che alcuni di coloro che gli furono più vicini conservano di lui e di varii momenti della sua vita, ricordi che per quanto è possibile si susseguono in ordine cronologico, in modo da illuminarne i diversi periodi senza salti né interruzioni, sino alla sua morte, sopravvenuta il 14 agosto 1952.

UMBERTO MORRA

VINCENZO TORRACA