Tommaso Gallarati Scotti

Il nome di Lucangelo Bracci mi risuscita nella memoria più di trent’anni – dalla prima guerra – di ricordi familiari, militari, politici: la nostra storia, come Novello Papafava l’ha ben descritta e sentita con animo di fratello. I grandi avvenimenti a cui abbiamo partecipato insieme in collaborazione affettuosa delle nostre famiglie, congiunte più che da parentela, da una singolare e fondamentale comunione etica e di uguali tendenze ed amicizie, non è il caso io rammenti.

            Ma ciò che sento con particolare persuasione se ripenso a Lucangelo, è che uomini della sua tempra hanno rappresentato molto per il significato che ebbe la sua generazione nella storia d’Italia tra le due guerre.

            Dallo sfondo un po’ dilettantesco e generico del periodo antecedente al 1915, ancora imbevuto di certe abitudini sociali e mondane fine dell’Ottocento, egli si distacca subito di fronte alla prova con quella serietà per cui la vita, sotto ogni aspetto, è impegno verso la coscienza e verso il proprio paese. Tutto diventa serio in lui, per un interiore approfondimento, come soldato, come rappresentante di correnti ideali, come combattente in posizioni politiche, come marito, come padre, come cittadino. Ma serio con buon umore, con franca e virile letizia del vivere e dell’operare, con accettazione di rinunce imposte dalla lealtà verso il proprio pensiero. Serio con giovanile baldanza, nella linea della sua prima vocazione: la «Cavalleria». Serio infine anche di fronte alla morte che affrontò con la serenità religiosa di chi sentì che la propria giornata di lavoro era finita e che vicino era l’incontro con Dio.

            Ma l’intima serietà e l’intima gioia avevano in lui la loro fonte profondissima nell’unione con Margherita. Lucangelo e Margherita rappresentavano una unità di affetti e di pensiero, fin dal primo incontro. Erano una sol cosa, un’anima sola; e la vita la si porta a buon fine così, in due, camminando insieme, sopportandone il peso quando pure occorre, la mano nella mano.

            Un matrimonio che va bene come il loro è il segreto di una simpatia che si diffonde e attrae e di un coraggio che nei nostri tempi fortunosi ci fu più necessario in pace che in guerra.

TOMMASO GALLARATI SCOTTI

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