Piero Lucioli Ottieri della Ciaja

Fummo vicini nelle lotte politiche, amministrative che i combattenti intrapresero nell’immediato dopoguerra, dal ’19 al ’21, contro l’ondata di misconoscimento e svalutazione della loro opera e dei loro sacrifici, dopo la guerra vittoriosa del ’15-’18.

Lui come membro del Comitato Centrale Provinciale Senese, io di quello di Chiusi.

Il suo giudizio tagliente, talora sarcastico, sempre improntato ad un realismo, spesso amaro, ma sempre dominato da una tolleranza signorile e sovente distaccata, faceva presa sui combattenti che lo ascoltavano e lo seguivano con piacere ed ammirazione.

E, dei combattenti, era felice e fedele interprete in un momento in cui, in realtà, non tutti erano disposti a discussioni pacate, ma anzi vagheggiavano azioni violente che Egli condannava, alieno come era da ogni forma di violenza e tanto meno di sopraffazione.

Questi chiari ricordi mi ritornano alla mente nel triste momento della sua dipartita e nella sincera commozione che questa mi ha procurato.

Povero e caro Lulli (come tutti lo chiamavamo), il mondo che Tu, da uomo superiore, vagheggiavi e per il quale, con tanta signorilità, hai lottato, non è di questa terra.

Il Tuo poetico dramma è stato proprio questo: che anche Tu, mentre lottavi, comprendevi questa triste realtà, che è la realtà in cui tutti viviamo.

E questo Ti ha reso talora amaro.

Ma un altro lato poetico, anche se più fortunato, della Tua vita, voglio oggi ricordare, visto che la sorte ha fatto coincidere il Tuo trapasso mentre nella Tua Piazza Grande si ripeteva la nona edizione di quella rappresentazione che Tu hai ideato, promosso, diretto con una dedizione che i tuoi concittadini non potranno dimenticare.

Mi riferisco al «Bruscello», a rivedere il quale anche quest’anno sono tornato dopo averti accompagnato all’ultima dimora, perché nello svolgersi della vicenda rappresentativa ebbi più vivo il tuo ricordo. Rivedevo Te, in persona, predisporre le scene e le luci, esortare e incoraggiare personaggi incerti, consigliare impostazioni, lodare o modificare atteggiamenti, vagare quasi estraneo tra il pubblico dei Tuoi ammiratori, insegnare a tutti con quanta semplicità si possono fare cose belle che la semplicità rende più sentite.

E non io solo, son sicuro, ma tutti Ti avranno sentito tra noi “presente”, ed ognuno in cuor suo Ti avrà ringraziato di aver lasciato a Montepulciano questo esempio che è un inestimabile retaggio.

PIERO LUCIOLI OTTIERI DELLA CIAJA
(Ricordo di Lucangelo Bracci: dall’ “Araldo Poliziano” del 7 settembre 1952)