Piero Calamandrei

Per vent’anni, tra le due guerre, ogni volta che m’è accaduto di passare anche di sfuggita da Montepulciano, non ho mancato mai di andare a salutare, sia pur per pochi istanti, il Conte Lucangelo Bracci, cioè, nel linguaggio dei familiari, l’amico Lulli: che era rimasto, in quegli anni torbidi in cui la piccola città dominata da furfantelli fascisti era divisa da sospetti e da livori, uno dei pochi amici sicuri coi quali si poteva parlare a cuore aperto. Per trovarlo bisognava salire sull’estrema cima della Città, fino a Piazza Grande, deserta di abitanto ma popolata ancora dalle care ombre della mia infanzia, e di lì, per la via pianeggiante che tra il fianco del Duomo e la casa natale del Bellarmino porta all’antica fortezza, andare a bussare alla rustica porta della falegnameria di San Girolamo, dove Lulli passava in serenità le sue laboriose giornate. Questo patrizio che, nel personale slanciato e nello scarno profilo, rivelava a prima vista la distinzione dell’aristocratico, si era messo volontariamente e animosamente, dopo l’esperienza della prima guerra, a capo di una cooperativa di artigiani, artigiano egli stesso: forse dall’aver valorosamente combattuto come ufficiale in mezzo al popolo grigio verde, il conte Lucangelo Bracci aveva sentito la inutilità sociale del proprietario terriero che vive in ozio nella grande città sfruttando il lavoro dei contadini lontani; e aveva preferito ritirarsi a Montepulciano per vivere di lavoro in mezzo ai lavoratori, investendo molti suoi averi nella fondazione di una falegnameria cooperativa di ex-combattenti, che sotto la sua guida si era specializzata nella fabbricazione di mobili artistici, ed era riuscita in pochi anni ad acquistare notorietà e clientela in tutta Italia, e non soltanto in Italia

            Si entrava nella falegnameria, ma rare volte si trovava Lulli seduto nel suo ufficio di direttore; egli era sempre in giro per i reparti della lavorazione, e bisognava inseguirlo dalla sala dei piallatori a quella dei lucidatori, o scoprirlo col suo capofabbrica a discuter la curva di una spalliera o la tinta di un velluto. In ogni pezzo che usciva da quella fabbrica era riconoscibile il segno di quel suo gusto raffinato, che aveva trasfuso nei suoi operai, tra i quali egli si aggirava cordiale e tranquillo come un educatore e come un ispiratore: e tra quei legni rari la sua faccia asciutta, segnata da rughe profonde, pareva anche essa (specialmente negli ultimi anni, quando la malattia che lo insidiava ne aveva accentuato il pallore, senza però diminuirne la serenità) intagliata in un blocco di legno prezioso.

            Ma poi, quando aveva finito di mostrarci le sale del suo lavoro, uscivamo all’aperto sul piazzale interno e sedevamo sul muretto, in vista della Toscana, che si stendeva a semicerchio lì dinanzi, dal monte Amiata a Cortona: e sotto, a strapiombo, c’era la cupola di San Biagio, che pareva di toccarla. Allora il discorso prendeva altre vie: parlavamo di comuni speranze e di comuni dolori. Di Salvemini che era in America, di Fancello che era in prigione, dei Rosselli che erano al Père Lachaise…

            Poi la sera, se l’ospite poteva trattenersi a Montepulciano più di qualche ora, la stessa conversazione continuava nel bel salotto accogliente, del quale era animatrice la gentilezza ospitale e l’intelligenza della contessa Margherita. In questo salotto, subito dopo la prima guerra, io conobbi Vincenzo Torraca e Francesco Fancello ai tempi di Volontà: e quante volte poi, nei decenni successivi, mi sono seduto vicino a quel caminetto insieme con Pietro Pancrazi! Alla fine della serata la contessa aveva l’usanza di invitare i visitatori a mettere la loro firma con la data su un albo da lei custodito: e poiché in quel salotto se non si era antifascisti era difficile essere invitati, credo che per una spia dell’Ovra potersi impadronire di quel repertorio di sovversivi sarebbe stato un bel colpo!

            Per la sua operosa umanità e per il suo antifascismo, Lulli, per quanto avversato dai gerarchetti fascisti che infestavano il paese, era amatissimo dalla gran massa della popolazione. Per questo gli avvenne un caso che credo possa dirsi unico nella cronaca delle amministrazioni comunali di quegli anni: quando il 25 luglio del 1943 si fu squagliato l’ultimo podestà fascista, il popolo montepulcianese acclamò il conte Bracci a capo del Comune: e infatti fu nominato Commissario prefettizio. Ma di lì a poco quando, dopo l’8 settembre, furono tornati i fascisti, anche questi lo pregarono di restare a capo dell’amministrazione, come garanzia di pace civica: e vi rimase infatti, esempio di coraggio e di dignità, non solo fino alla liberazione della città che avvenne il 29 giugno 1944 con l’ingresso delle truppe angloamericane risalenti dalla Val d’Orcia, ma anche dopo la liberazione, per più di un anno, come sindaco del C.L.N.

            Il suo palazzo, nel periodo dell’occupazione tedesca, diventò rifugio di tutti i perseguitati: io stesso, verso la metà dell’ottobre 1943, in un momento in cui ero ricercato dalla polizia fascista, andai una notte a battere a quella porta ospitale: e non posso ricordare senza emozione l’amicizia colla quale Lulli e la contessa Margherita generosamente mi accolsero, quando vennero ad aprirmi la porticina dalla parte del giardino per sottrarmi agli occhi delle spie che circolavano nelle vie della città.

            Da quella notte, non lo rividi fino a dopo la liberazione: e, ritrovandolo nell’autunno del 1944 sindaco C.L.N., seppi allora, non da lui, con quale esemplare fermezza egli aveva saputo in quel terribile inverno fatto di mitragliamenti, di rappresaglie e di carestia, istituire la mensa popolare per salvare dalla fame la gente più povera e offrir la sua vita per salvare la sua città dalla vendetta tedesca. Nelle vicinanze, tra Chianciano e Montepulciano, era stato commesso un attentato contro un reparto tedesco: il comando aveva ordinato rappresaglie immediate contro la popolazione civile: allora egli reclamò per sé, come capo dell’amministrazione comunale, il privilegio di esser preso in ostaggio. I tedeschi lo portaron con loro e per qualche ora tutta la città trepidò per la sua sorte: poi si scoprì che l’attentato non era stato compiuto i territorio montepulcianese, ed egli fu rimesso in libertà.

            Tornò al suo posto a continuare imperturbabile, senza iattanze e senza titubanze, il suo ufficio di capo della città. La battaglia si avvicinava, le comunicazioni erano interrotte: la vita di migliaia di persone chiuse in quelle mura dipendevano dal coraggio e dal tatto di Lulli, che come in una piccola repubblica riassumeva in sé tutti i poteri civili. Una settimana prima della liberazione, il 22 giugno, dalle mura della città i montepulcianesi videro arrivare sotto il fuoco delle artiglierie una schiera di bambini profughi scacciati dalla battaglia e tratti in salvo dalla marchesa Origo: l’episodio che a ripensarlo oggi sembra leggenda e miracolo, fu narrato dalla stessa Origo in quel suo mirabile diario War in Val d’Orcia, di cui purtroppo non esiste che l’edizione inglese: e da quelle commoventissime pagine appare quale fu, anche in quell’occasione, la generosità dei Bracci, che per alloggiare i bambini stanchi dall’avventurosa marcia, avevano trasformato il loro palazzo, già prima che i piccoli ospiti arrivassero, in dormitorio ed asilo maternamente accogliente. E finalmente la battaglia passò: e il 29 giugno il Bracci potè aver la gioia di dare il primo saluto della città alle avanguardie dell’ VIII° Armata.

            Subito dopo la liberazione egli fondò a Montepulicano una sezione del partito cristiano-sociale: un partito di giovani nel quale, in quei mesi di illusioni, si credeva che lo spirito di fraternità cristiana potesse tradursi in opere di profondo rinnovamento sociale. Tutta la vita di Lucangelo Bracci fu infatti illuminata e consolata da questo operoso spirito cristiano: che in lui non fu mai conformismo mentale e acquiescenza alle disparità sociali, ma aspirazione fattiva, anche se con sacrificio di tutte le sue ricchezze, a una società più giusta e più umana.

PIERO CALAMANDREI

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