Max Majnoni

… L’ho conosciuto bene solo da ultimo e la nostra amicizia fu, soprattutto, silenziosa, per cui anche le cose non dette assumevano importanza.

La prima impressione che ricevevi era quella di una grande signorilità d’animo, di una rara purezza d’intenzioni e di sentimenti, che lo facevano vivere in una sfera più alta del comune; la seconda, quella di una profonda carità interiore.

Lo seguii ammirato nel graduale distacco da tutte le cose che gli furono care, nel lento ammainar delle vele, nella serena accettazione della malattia fino alla morte esemplare.

Quando le forze cominciarono ad abbandonarlo (ma egli fin dall’inizio non s’era fatto alcuna illusione sulla gravità del male) non ebbe mai né un moto d’impazienza, né uno di disperazione. Si andava consumando tutto. In lui non viveva più che una fiamma di bontà che lo illuminava veramente e lo faceva pensare sempre agli altri.

Tutto fu silenziosamente sistemato come se egli avesse la certezza di guarire: Margherita non doveva sapere. Egli non dava segno di accorgersi dei progressi del male. Ancorché scettico, gli sembrava opportuno non ribellarsi alle prescrizioni dei medici, noiose e assai dolorose, e le seguiva puntualmente.

Le cose erano diventate più grandi di lui. Nella vita si era difeso lungamente, pazientemente, valorosamente. Ora s’avvicinava il momento doloroso. Vi si preparava tranquillo, sapendo di aver compiuto il suo dovere sino all’ultimo. Anche nel considerare il futuro della famiglia lo sorresse la sua umiltà. «Ho fatto quel che ho potuto, nel miglior modo che mi fosse possibile. La mia vita se ne va: ma dalla mia stessa morte la famiglia troverà coraggio per sopravvivere e continuare».

Ebbe tempo, oh! quanto tempo! per contemplare la morte. L’attese, paziente, sempre dimentico di sé. Il curato dei Santi Apostoli che venne ad amministrargli gli ultimi sacramenti non poté trattenersi dall’esclamare: «Vorrei che i miei frati fossero pronti al trapasso con tanta rassegnazione». Ed ancor oggi, ricordandolo con affetto accorato, non posso pensare a lui senza sentire quel calore di carità che da lui emanava e che lo rendeva così caro a quanto lo conobbero.

MAX MAJNONI