Emilio Giorgi

Con il Conte Lucangelo Bracci scompare una figura di cittadino ideale.

Intorno a lui non esiste più la grande divisione di ricchi e poveri, e neppure quella più aspra degli opposti partiti, perché a lui tutti vogliono bene e tutti gli sono oggi presenti.

Egli ereditava tradizioni di famiglia nobilissima, ma soprattutto personalmente portava un animo squisitamente sensibile a tutte le più alte idealità della vita: alla bellezza, alla bontà, alla cultura, al lavoro, alla famiglia, e alla Patria.

E, poiché amare è servire, Egli servì fedelmente tutte queste idealità. Era signore nel più alto senso della parola: nella nobiltà del sentimento e del tratto, nella cultura, nel culto del bello, nella generosità del cuore, nella convinzione che l’aristocrazia deve rappresentare la riserva del popolo, non soltanto nella ricchezza che viene incontro al povero, ma anche nelle energie dello spirito, che sostengono e guidano le buone istituzioni sociali, e nell’esemplarità della vita che incoraggia e preserva il popolo dalle tentazioni della miseria e del vizio.

Fu signore al servizio dei lavoratori, e li organizzò e li guidò, li assistè, lavorò, viaggiò, si sacrificò per loro fino al punto di mettere gl’interessi loro al disopra dei suoi. Fu signore al servizio della Patria. Servì l’Italia valorosamente in guerra, servì la sua città nel momento più tragico della sua storia, nel passaggio fra due opposti regimi attraverso la tempesta della nuova guerra. Lo vedemmo sempre presente, pronto e risoluto dovunque fosse un innocente da salvare, un pericolo da scongiurare, un’ingiustizia da riparare, un conforto da portare. Chi bussò mai invano al cuore del Conte Bracci? Basti ricordare i bimbi profughi che trovarono posto e cuori aperti in casa Bracci. Ma tutta questa ricchezza spirituale aveva la sua sorgente diretta nella sua coscienza cristiana, nella sua fede sincera, solida, aperta, coerente, che è la ricchezza tradizionale della famiglia e ricorda, fra gli altri, Cesare Bracci, l’arcidiacono dotto e pio del Duomo, il figlio devoto di San Roberto Bellarmino.

Questo tesoro di bontà aggi scompare e questo è il nostro dolore; ma la bontà non si perde ma si sublima in Dio e questo è il nostro conforto, il conforto della famiglia desolata!

Abbiamo pregato: Signore poiché Egli credette e sperò in Te e Ti amò in Te stesso e nella Tua Creatura e nei Tuoi poveri, apri a Lui le braccia della Tua misericordia, le porte del Cielo!

Ed ora accogliamo e racchiudiamo in cuore questa preziosa eredità di affetti, di ricordi e di esempi.

Discorso pronunciato il 16 agosto 1952, dal Vescovo S. E. Emilio Giorgi, alla Messa funebre nella Chiesa del Gesù a Montepulciano.

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