dalle lettere

*si tratta di un ampio e dettagliato carteggio tra Lucangelo (nei suoi vari spostamenti lungo il fronte di combattimento) e Margherita (soprattutto da Padova, dove nel palazzo di famiglia aveva sede il comando francese alleato). Lettere, cartoline e telegrammi – complessivamente circa 600, dal maggio 1915 all’agosto 1919 – tutte riordinate per data e trascritte, sono custodite nell’archivio della famiglia Bracci Testasecca a Montepulciano. Di esse, solo una parte è stata pubblicata nel capitolo Palazzo Papafava, crocevia del fronte (di Francesco Papafava) che conclude Dai dragoni del Genova ai bersaglieri di Boriani – Gaspari, 2006; la stessa selezione è stata  successivamente ripresa da Valeria Mogavero per il suo saggio Novello Papafava tra grande guerra, dopoguerra e fascismo. Alle radici di un’opposizione liberale (1915-1930).

24 maggio 1915 (Margherita a Lucangelo)

…Ieri notte, dopo averti scritto, Marcella (Salazar) e io che non avevamo molto sonno siamo state alla finestra per cercare di vedere e di sentire il più possibile. Era interessantissimo, non facevano che arrivare motociclette e ordini ogni momento. Tutti preparavano la loro roba, domandavano a tutti se avevano la carta. Era una notte indimenticabile. Un cielo magnifico, un delizioso profumo campagnolo da per tutto, e la partenza per la guerra, per la nostra bella guerra! E io pensavo con tutta l’anima al mio caro soldatino, non so cosa avrei dato per essere quella notte con te! Pensavo che a pochi passi anche il “Genova” si preparava a partire, nella stessa maniera così allegra, così semplice, per una cosa così grande, e benché fossi disperata di non essere con te mi sentivo così unita a te, e sicura di provare la stessa emozione. Per me è una notte che ha avuto qualche cosa di Religioso, della mia Religione magnifica, e che non dimenticherò mai. Era uno di quei momenti in cui le anime si parlano, e si sono parlate anche se purtroppo non eravamo insieme! Ho dormito circa un’ora e mezza. Poi ci siamo rivestite in furia e siamo andate a vederli partire. Poveri soldatini cari, erano allegrissimi dal primo all’ultimo. Mi facevano una tenerezza infinita, e pensavo al “Genova” che a quell’ora sfilava anche lui! Era un’alba bella e triste come tutte le albe ma così gloriosa e piena di significato, e li abbiamo visti passare tutti, e io mi sentivo vicina a te, ma così vicina come mi avessi abbracciata. Sono venuti a dirci che alle quattro e mezza le prime pattuglie sconfinavano. Con l’orologio alla mano t’ho seguito come se ti avessi visto camminare, amore mio, che emozione deve essere stata!…. Pochi minuti dopo le quattro abbiamo sentito il primo colpo di cannone, era lontano, era fioco, ma era il cannone! Le prime emozioni della guerra le abbiamo avute proprio insieme, e malgrado la disperazione come ero fiera che tu fossi coi primi a sconfinare!…

26 maggio 1915 (Lucangelo a Margherita)

…Quando ti scrissi ieri sera avevo già avuto l’incarico di fare una pattuglia che poteva avere qualche rischio. Non te ne feci parola, puoi ben capire il perché! Oggi invece, reduce sano salvo e felice dalla impresa bellica te la racconto. Era una ricognizione di un ponte sull’Isonzo la cui riva destra è occupata saldamente dal nemico … Salgo da solo sul ponte, e gli austriaci mi salutano con qualche colpo di fucile andato a vuoto. I cavalli del plotone e i soldati perdono un po’ la calma (poveri ragazzi, era il primo fuoco!) e partono al galoppo facendosi un po’ troppo vedere: io in testa per calmarli. Non si passa, ma sotto ci accoglie un tale fuoco di fucileria che l’aria era piena di note acute e qualcheduna stridente. Ci nascondiamo di nuovo, questa volta al sicuro: ho feriti due uomini e un cavallo. Io illeso e, quello che è più importante per me, felice e contento di non aver avuto neanche per un momento paura, e d’essere stato soltanto compreso della mia responsabilità di salvare più uomini che potevo, predicando e calmando uomini e cavalli. Sono contento di aver avuto il “battesimo” e di aver finalmente rotto il ghiaccio con questa stupida cosa che è la paura delle pallottole. Più ci penso e più devo dire che il fatto mi ha divertito, specialmente quando sentivo fischiare le palle che non mi prendevano. Non credere che mi vanti, è proprio la pura impressione provata da me … Paurosa è l’attesa del fuoco; il fuoco invece mi dà calma e mi riposa: è il fatto compiuto inevitable. Anche a te sarebbe piaciuto,  e io ti avrei dato tanti baci per quante pallottole innocue erano passate per la mia testa. I soldati sono stati carissimi; specialmente uno dei due feriti che era rimasto un po’ indietro e siamo andati a raccogliere. Mi ha fatto ringraziare commosso. Il generale, il colonnello, i compagni mi hanno elogiato, e questo ripaga certo di tutti i sacrifici, eccettuata la tua lontananza, che si fanno per la patria…

24 Agosto 1917 (Lucangelo a Margherita)

…Eccomi tornato dopo questa prima spedizione. Dico “prima”, perché probabilmente quando la brigata sarà riposata torneremo su a dare l’ultimo colpo agli austriaci che questa volta mi pare ne buschino sul serio. Naturalmente spero che ti potrò rivedere avanti di tornare ancora a quella specie di inferno. Ieri ti ho telegrafato e non scritto, perché al giungere a riposo hanno finito di funzionare i nervi e mi sono sentito così stanco, così finito, che ho appena fatto quello che era necessario e non era certo poco. Si vive tre o quattro giorni senza dormire e camminando, ma poi viene tutta insieme la stanchezza; e non tanto la stanchezza per quello che si è lavorato, ma per quanto si è pensato per noi e per tutti i bambini che ci circondano. E sono veramente dei bambini tutti i nostri soldati. Molte più sono le volte che avrebbero bisogno della mamma, di quelle che hanno bisogno dell’ufficiale, e mamme bisogna diventare. La fatica è perciò orribile. Forse a mano a mano che si abitueranno la cosa anderà molto meglio e la fatica diminuirà…

Padova, 2 settembre 1917 (Margherita a Lucangelo)

…Quando ti abbiamo visto voltare per quella stradetta, la Pia (sorella di Lucangelo) ha pensato di domandare al carabiniere da che parte esattamente passava l’autobus, e il carabiniere è stato molto gentile, deve averne visti degli addii, e così ci ha mandato in piazza del Duomo e ti ho visto passare amore mio, e ti ho visto un’altra volta e questa è stata una grande consolazione. Ci sono delle cose strane, chissà perché delle volte diamo tanta importanza a delle piccole cose, eppure vederti passare e vederti salutare in quel modo così caro mi ha veramente fatto un piacere immenso! Dopo sparito l’autobus, che abbiamo seguito con gli occhi il più possibile, la Pia ha voluto andare un momento in chiesa, una bella chiesa buia e vuota di quelle che piacciono a me… Poi siamo andate al parco. Figurati che un soldato vedendo il numero della nostra macchina si è messo a strillare con gran gioia: “Quella è di Siena!” Allora ci siamo fermate, lui ha domandato alla Pia se era di Siena e se ci andava, la Pia gli ha chiesto se voleva nulla; quello prima ha detto di no, poi quando eravamo in piazza con la macchina ferma, aspettando il passaggio, ci ha raggiunto e ci ha dato una lettera scritta in furia per sua sorella, felice di vedere una persona che andava nei suoi paesi! Povera Umanità!…

16 Settembre 1917 (Lucangelo a Margherita)

…Ieri non ti ho scritto perché non mi è stato possibile scriverti di giorno, l’avrei potuto fare di notte ma ero in uno stato tale di nervi che ho preferito rimandare a oggi e colmare il vuoto con un telegramma. Ieri c’è stato combattimento qua da noi dalle 6 della mattina fino a sera; noi siamo intervenuti circa verso le 4 della sera, ma eravamo sempre pronti fin dalla mattina e le cose da fare erano parecchie. Come vedi in tutto questo non c’è stato niente di terribile a parte un po’ di concentramento di fuoco d’artiglieria che ha provocato qualche ferito. Anche io (voglio usare una frase “Baciocchiana”) ho bagnato col mio sangue le terre redente ed ho nientemeno che uno sgraffio alla guancia sinistra, credo provocato da un sassetto lanciato in aria da una granata. Come ti puoi immaginare lo sgraffio con un po’ di iodio è guarito subito, ed è stato molto più forte invece il dolore dell’iniezione antitetanica che il generale ha voluto facessi. Sono stato molto contento della mia compagnia che si è portata molto bene: anche il generale me ne ha fatto gli elogi. Han continuato a sparare tutto il fuoco dell’artiglieria allo scoperto e non si sono ritirati che dietro ordine. Come tu sai, noi non essendo in prima linea appoggiavamo dall’alto l’azione della fanteria. Ora però che ho soddisfatto tutte e tre le mie curiosità e cioè: come mi sarei portato io, come si sarebbe portata la compagnia, e che effetto m’avrebbe fatto la guerra, avrei bisogno di un giorno di riposo. Sono veramente stanco, ma non del combattimento, non delle cannonate, che non mi danno nessun pensiero, ma stanco delle notti passate a vegliare, con le orecchie tese, sempre vigilando un pericolo o un attacco che non viene mai, stanco di queste buche umide e tetre dove siamo costretti a vivere, stanco di non lavarmi, di non cambiarmi, di non avere un letto e del buon cibo, e soprattutto stanco e stufo di non avere con me te e il pupo. Stanco di nervi, soprattutto. Ma passerà anche questo e torneremo insieme felici e contenti, e ti racconterò tutte le mie sventure come nel primo atto dell’Otello…

23 Ottobre 1918 (Lucangelo a Margherita)

…Quando ti giungerà questa mia il ballo sarà cominciato e sarà, speriamolo, la danza più macabra che gli austriaci abbiano mai fatto. Qui è stasera la vera notte da danza delle streghe. Le vampe sulle montagne, una luna mezzo nascosta fra grossi nuvoloni, un vento che fischia e un rombo lontano. … Quando ti giungerà questa le notizie saranno buone, buonissime. Lo speriamo, lo vogliamo… Ho avuto notizie di là dove sta Novello ( il suo giovane cognato, fratello di Margherita). Mi pare bene. Colla patria c’è in gioco anche una delle persone più care: voglio che Dio (il mio, il nostro Dio, Pupetta mia bella, quello che è tutta una cosa con tuo Papà, coll’ideale, coll’amor di patria, col mare di Castiglioncello, colle vette più alte del Cadore, col lago di Sirmione) protegga tutti e due. E sono sicuro che sarà così. E’ l’ultima pena che sopporterai, e poi avremo vittoria, pace e finalmente tanto riposo. In questa serata di attesa non si può fare a meno di pensare all’imbecillità di questi uomini, piccoli piccoli, che non son buoni a mettersi mai d’accordo. Ma si è fatto un gran passo verso quest’ideale e la nostra vittoria,  che cominciata a Caporetto domani culminerà, ne affretterà il raggiungimento… Di’ a tua Madre tante cose e che abbia fede come la sa aver lei. Colla fede si vince.

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